Ci sono momenti in cui qualcosa dentro si muove.
Non è ancora chiaro, non ha una forma precisa, ma c’è. E spesso la prima reazione è capire, mettere ordine, fare qualcosa.
Come se lasciare spazio fosse una perdita di controllo. E invece è il contrario.
È proprio nel lasciare spazio che inizia a emergere qualcosa di nuovo, quando smetti di coprire, riempire, anticipare.
Quando resti.
La primavera non arriva perché qualcuno la accelera.
Arriva perché, a un certo punto, la terra è pronta.
Dopo il freddo, dopo la stasi, dopo quel tempo in cui sembra che non stia succedendo niente.
E invece nell’invisibile, qualcosa ha già iniziato a muoversi.
Anche dentro di noi è così. Ci sono passaggi che non si possono evitare, crepe che non si possono aggiustare subito,
pezzi che prima devono rompersi per poter essere ricomposti. Non come prima, in modo diverso.



