Quando ci si ritrova.
Dopo alcuni incontri online, ci siamo ritrovati in presenza.
È tempo che porta con sé gioia ed entusiasmo.
C’è curiosità, il piacere di vedersi per intero, di riconoscersi davvero. Di stringersi la mano e a volte di abbracciarsi.
La relazione, anche a distanza, si crea.
Ma quando ci si incontra, qualcosa si consolida: l’alleanza si rafforza, la fiducia diventa più concreta.
E questo cambia la qualità di quello che accade dopo.
In presenza il tempo cambia.
L’ascolto cambia.
Anche il silenzio ha un altro peso.
Quello che online si intravede, qui prende forma.
Abbiamo lavorato ancora sulle emozioni, ma attraverso il corpo, gli oggetti, le immagini.
Non per “fare attività”, ma per creare uno spazio in cui i docenti potessero riconoscersi in modo più diretto.
Quando succede, non serve forzare molto.
Le difese si abbassano quel tanto che basta.
Le parole diventano più autentiche.
E il gruppo inizia a fare qualcosa che online era solo accennato: sostenersi.
Non in modo dichiarato.
Ma nel modo in cui si ascoltano, si riconoscono, si danno spazio.
A un certo punto emerge una consapevolezza semplice: insieme, qualcosa cambia.
La voce si rafforza.
La fatica resta, ma non è più l’unico elemento in campo.
Si apre uno spazio per altro: possibilità, leggerezza, anche un po’ di respiro.
Non è un cambiamento radicale.
Non risolve le complessità della scuola.
Ma sposta il punto da cui si guarda.
E questo, nel lavoro educativo, è già molto.
A fare la differenza sono le micro-azioni che si riescono a mettere in campo, una dopo l’altra.
E quando iniziano a trovare spazio, qualcosa si rimette in movimento.


